Il Metodo delle 5 D

Il Metodo delle 5 D serve a prendere decisioni difficili in cinque passi: Dati, Direzione, Decisione, Destinazione e Desiderio. Serve quando devi prendere una decisione importante, sul lavoro o nel tuo progetto, e sei indeciso da settimane. Ti porta a una scelta firmata da te, su qualunque bivio, dal lavoro da lasciare al progetto da lanciare.

L'ho costruito sui miei bivi, uno sbaglio alla volta, e l'ho messo per iscritto nel libro «Resto o Vado?». Nel mio lavoro è il primo dei tre passi, scegli cosa conta. Gli altri due, farlo capire e farlo succedere, vengono dopo.

Le ecografie 5D e i cicli di cambiamento organizzativo non c'entrano. Il nome per esteso è Metodo delle 5 D del decision-making.

PhD in chimica 10+ anni in multinazionali europee 6 paesi 500+ persone guidate in azienda 100+ progetti

Dalla nebbia alla mossa.

Cinque passi, in ordine. Li usi sulla decisione che hai davanti adesso e li riusi su ogni bivio che arriva dopo.

Dati

Cosa è vero, al netto delle storie che ti racconti. La memoria si comporta da regista e ti fa sembrare migliore la vita di prima. Per questo i fatti si scrivono, su una pagina in quattro colonne: fatti, ipotesi, cosa non so, come posso verificarlo.

Il primo fatto è la cassa, cioè quanti mesi reggi se da domani non entra niente. Sotto i tre non si firma. Prima la benzina, poi la strada.

Una sera di novembre una telefonata di mia madre mi ha convinto in tre secondi che stavo meglio prima. Sul foglio è tornato anche il motivo per cui ero partito.

Direzione

In che campo ha senso muoverti, prima ancora della meta precisa. La meta ti inchioda finché non è perfetta, la direzione ti fa partire domani. Scrivila in una frase che esclude almeno tre cose.

Poi chiediti cosa faresti se non potessi scegliere né A né B. Le strade vere sono quasi sempre più di due.

La mia frase era «voglio lavorare con le persone, in un contesto internazionale». Diceva no a un altro lavoro da solo in laboratorio.

Decisione

Quale strada scegli, e quanto ti costa non scegliere. Prima guarda la porta. Se puoi tornare indietro a poco prezzo è girevole, e decidi con circa il 70% delle informazioni. Se è a senso unico fai il pre-mortem: immagini che tra un anno sia andata malissimo e scrivi perché.

Anche «non ancora» è una decisione, a una condizione: che abbia un fatto e una data scritti.

Una donna indecisa da due anni ha scoperto che provare la sua idea la sera, senza lasciare il lavoro, era una porta girevole. Le è sparita metà della paura.

Destinazione

Il punto preciso in cui vuoi arrivare, fissato con una data. Si scrive in una frase sola, campo più punto più scadenza. Se manca la data hai scritto un augurio. Poi aggiungi tre «se-allora» per gli ostacoli che il pre-mortem ha tirato fuori.

Prima di partire controlli le cose pratiche senza cui non si parte, una per una.

La mia era «a febbraio firmo il contratto per lavorare come manager in Decathlon, da aprile». Per uno col dottorato sembrava un passo indietro, e da lì sono arrivato a guidare la logistica di otto centri.

Desiderio

La D nascosta: cosa vuoi davvero, sotto a cosa conviene. Se hai le altre quattro D e ancora non parti, di solito manca questa. Le scelte fatte solo con la logica si spengono al primo inverno duro.

Se non lo senti, quasi sempre lo copre una paura travestita da ragionevolezza. «Non è realistico», «alla mia età», «e i soldi?».

Il mercato mi offriva ruoli grossi e io non partivo. Quando mi sono chiesto cosa volevo, invece di cosa conveniva, la risposta è stata aiutare le persone.

Le parole delle decisioni.

Un mini-glossario con nove termini che sento spesso quando qualcuno è fermo davanti a una scelta.

Paralisi da analisi (o paralisi decisionale)

Quando continui a raccogliere informazioni per non decidere. Oltre un certo punto ogni dato in più rende la scelta più pesante.

Fatica decisionale (decision fatigue)

Dopo tante decisioni si decide peggio. In uno studio su migliaia di visite negli Stati Uniti (Linder, 2014) le prescrizioni inutili di antibiotici aumentavano man mano che il turno avanzava. Sul perché, gli studiosi discutono ancora.

Decisione reversibile e irreversibile

Le porte girevoli si riaprono, quelle a senso unico no. Le scelte reversibili sono la maggioranza, e trattarle tutte come definitive è quello che ti blocca. La distinzione l'ha resa celebre Jeff Bezos.

Paradosso della scelta

Più opzioni hai, più fatichi a scegliere e meno ti godi quello che hai scelto. Lo ha reso famoso lo psicologo Barry Schwartz, anche se gli studi successivi non sono tutti d'accordo su quanto pesi.

Satisficing

Scegliere la prima opzione abbastanza buona invece di cercare all'infinito quella perfetta. Il termine è di Herbert Simon, premio Nobel per l'economia.

Solitudine decisionale

Prendere ogni decisione del proprio progetto per conto proprio, senza nessuno con cui ragionare. Chi lavora in proprio la conosce bene.

Decision-making

In italiano, il processo con cui si prende una decisione: dalla raccolta dei fatti alla scelta, fino a quando la metti in pratica. Si allena, come ogni competenza.

KPI (indicatori chiave)

Il numero che ti dice se una decisione sta funzionando. Per un progetto individuale ne bastano tre, guardati ogni settimana.

Procrastinazione decisionale

Rimandare la decisione mentre il lavoro lo fai, anche troppo. Quella che resta ferma è la scelta.

Hai una decisione sul tavolo? Partiamo da un caffè.

Trenta minuti online, senza impegno. Mi racconti dove sei e usciamo con la prima mossa chiara.