Il metodo · decision-making

Il Metodo delle 5 D

Il Metodo delle 5 D è un metodo per prendere decisioni difficili in cinque passi: Dati, Direzione, Decisione, Destinazione e Desiderio. L'ha creato Donato De Tullio, partner decisionale, in oltre dieci anni di decisioni prese sul campo. Serve quando devi prendere una decisione importante, sul lavoro o nel tuo progetto, e sei indeciso da settimane: ti porta a una scelta firmata da te. Funziona sui bivi della vita, resto o vado, e sui bivi del valore. Che prezzo fare, quanto chiedere, quale progetto merita le tue sere.

Non l'ho trovato in un libro. L'ho costruito decidendo, con la testa da scienziato e le mani nelle operations: PhD in chimica, oltre dieci anni in multinazionali europee (Merck, Decathlon, Bauhaus, IKEA, Essity), 6 paesi, più di 500 persone guidate e oltre 100 progetti. Le 5 D sono quello che resta quando togli il superfluo e tieni ciò che funziona.

Una precisazione, visto che di «5D» in giro ce ne sono parecchi (ecografie, stampanti, cicli di cambiamento organizzativo): non c'entrano. Qui le D sono cinque passi per decidere, e il metodo per esteso si chiama Metodo delle 5 D del decision-making.

PhD in chimica 10+ anni in multinazionali europee 6 paesi 500+ persone guidate 100+ progetti

I cinque passi

Dalla nebbia alla mossa.

Cinque passi in ordine, uno alla volta. Li usi sulla decisione che hai davanti adesso e li riusi su ogni bivio che arriva dopo.

Dati

Parti dai fatti reali del tuo progetto, non dalle sensazioni. Numeri veri prima delle opinioni: quanto entra, quanto esce, quante ore lavori, da dove arrivano i clienti. Bastano poche righe su un foglio, purché siano vere. E un numero viene prima di tutti gli altri: quanti mesi reggi, se da domani non entra niente. Sotto i tre, il bivio non si firma: si rimanda con una data. Prima la benzina, poi la strada.

Una freelance convinta di dover cambiare mestiere ha guardato i numeri e ha visto che due soli clienti le mangiavano metà del tempo e un quinto del fatturato. Il problema stava lì, in quei due contratti.

Direzione

Dove vuoi andare, in base ai tuoi valori. Prima di scegliere serve sapere cosa conta per te: più margine, più tempo, più libertà di dire no. La rendo visibile con una vision board, così la tua destinazione ti resta davanti agli occhi ogni giorno.

Un founder solo che vuole restare piccolo e libero decide in modo molto diverso da uno che vuole costruire un team. Stessa scelta sul tavolo, direzioni opposte.

Decisione

Scegli con un criterio tuo. La scelta giusta non esiste: esiste la scelta tua, firmata da te. Definisci prima il criterio (margine minimo, ore massime, il tipo di cliente che vuoi) e poi decidi, con una data accanto. E se la firma non viene, anche «non ancora» è una decisione, a una condizione: che abbia un fatto e una data scritti.

Un professionista che deve alzare i prezzi smette di chiedere pareri a tutti quando ha il suo criterio scritto nero su bianco. A quel punto la risposta è già sul foglio.

Destinazione

La scelta si trasforma in azione: passi concreti, esecuzione settimanale, check-in. Una decisione senza calendario resta un buon proposito. Dividi il piano in passi da una settimana e a ogni check-in guardi cosa è successo davvero.

È così che si passa da "devo rifare il listino" a un listino nuovo online in tre settimane, con i primi clienti che lo vedono.

Desiderio

Il motore di tutto: cosa vuoi davvero, come pensi e come ti vedi. Senza desiderio, ogni piano si affloscia alla prima settimana storta. Per questo attraversa tutti i passi: la vision board lo tiene visibile, il check-in lo mette alla prova.

Chi lavora in proprio regge tre mesi di esecuzione vera solo se sa perché lo sta facendo. Il desiderio è quel perché, messo per iscritto.

Mini-glossario

Le parole delle decisioni.

Nove termini che incontro ogni settimana nel lavoro con chi decide da solo. Se ti riconosci in uno di questi, è già un dato.

Paralisi da analisi (o paralisi decisionale)

Quando continui a raccogliere informazioni per non decidere. È il rimuginare che si traveste da prudenza.

Fatica decisionale (decision fatigue)

La qualità delle decisioni cala col numero di decisioni prese. Lo mostra lo studio sui giudici israeliani (Danziger, 2011): le decisioni favorevoli crollano prima della pausa pranzo.

Decisione reversibile e irreversibile

La maggior parte delle scelte è una porta girevole: puoi tornare indietro. Trattarle tutte come definitive è ciò che ti blocca.

Paradosso della scelta

Più opzioni hai, meno sei contento di quella che scegli. Lo ha descritto lo psicologo Barry Schwartz.

Satisficing

Scegliere la prima opzione abbastanza buona invece di cercare all'infinito quella perfetta. Il termine è di Herbert Simon.

Solitudine decisionale

Prendere ogni decisione del proprio progetto per conto proprio, senza nessuno con cui ragionare. È il problema numero uno di chi lavora in proprio.

Decision-making

In italiano: il processo con cui si prende una decisione, dalla raccolta dei fatti alla scelta e alla sua esecuzione. Non è un talento: è una competenza che si allena.

KPI (indicatori chiave)

Il numero che ti dice se una decisione sta funzionando. Per un progetto individuale ne bastano tre, guardati ogni settimana.

Procrastinazione decisionale

Rimandare non il lavoro, ma la decisione. Il lavoro lo fai, anche troppo: è la scelta che resta ferma.

Il primo passo

Hai una decisione sul tavolo? Partiamo da un caffè.

Trenta minuti online, senza impegno. Mi racconti dove sei e usciamo con la prima mossa chiara.