L'autopsia, fatta prima
L'autopsia si può fare prima, quando il paziente si salva ancora.
In ospedale l'autopsia arriva alla fine, quando ormai serve solo a capire. Il pre-mortem la fa in anticipo, sul paziente ancora vivo. Fai finta che la tua decisione sia già andata male e ti chiedi perché. Da soli però si vedono tre rischi, i più ovvi. Qui sfogli le quindici cause che ho visto affondare chi si mette in proprio, tocchi quelle che ti fanno più paura davvero e per ognuna scrivi la contromossa. Alla fine hai un piano, in PDF. Non una lista di paure.
Il metodo
Questa è la D di Decisione.
Nel Metodo delle 5 D la Decisione è il momento in cui smetti di girare intorno alla scelta e la guardi in faccia, rischi compresi. Quasi nessuno lo fa. Non per mancanza di coraggio, ma perché il cervello difende il piano che ama.
Il trucco del pre-mortem sta tutto in un tempo verbale. Se ti chiedi «cosa potrebbe andare male?», la testa difende il piano e le risposte restano di plastica. Se invece dai per fatto che sia già fallito e ti chiedi perché, la difesa si spegne. La mente smette di fare l'avvocato e comincia a fare il medico legale. Ed è lì che escono i rischi veri.
La scrivi in una riga, come la diresti a un amico al telefono. Una sola: quella che ti tiene sveglio.
Se puoi tornare indietro è una porta girevole. Se no, è a senso unico. Il pre-mortem serve soprattutto per le seconde.
È passato un anno ed è andata male. Scrivi l'autopsia, poi sfogli il catalogo delle quindici cause più comuni. Da soli si vedono solo i rischi ovvi.
Dalla lista tocchi fino a tre rischi, quelli che ti spaventano davvero. Per ognuno una domanda sola: puoi agirci tu o no?
Per ogni paura scelta, la mossa che la previene o il segnale che ti sveglia in tempo. Nero su bianco, non in testa.
Entro quando decidi. Senza una data l'analisi ricomincia ogni mattina, da capo.
L'esercizio
Facciamo l'autopsia in anticipo.
Rispondi di pancia, come parli. Nessuno legge quello che scrivi e tutto resta su questo dispositivo. Alla fine ti porti a casa il piano in PDF: le paure che hai messo in cima, le contromosse e le aree dove non hai nemmeno guardato.
Una cosa onesta prima di partire. Il pre-mortem non prevede il futuro e non è terapia: è un modo ordinato di guardare i rischi finché puoi ancora muoverti. Prendilo così.
Verso quale decisione stai pendendo?
Una riga sola, come la diresti a un amico al telefono.
Che tipo di porta è questa scelta?
Le porte girevoli perdonano, quelle a senso unico no. Conviene saperlo prima di analizzare.
È passato un anno e questa decisione è fallita. Un disastro. Perché?
Il verbo è al passato. Non «potrebbe andare male»: è già andata male. Scrivi l'autopsia come la racconteresti, poi qui sotto stacca i singoli rischi che l'hanno affondata.
Il pezzo che manca a ogni pre-mortem fatto da soli: il catalogo delle cause.
Quindici cause di morte, le più comuni che ho visto sul campo e nei numeri di chi si mette in proprio. Tocca quelle che potrebbero essere successe anche a te: si aggiungono alla lista e le togli quando vuoi. Tre non bastano quasi mai. Quindici sono un necrologio. Da tre a sei è la misura giusta.
Di questi, quali ti fanno più paura davvero?
Toccane fino a tre. Il primo che tocchi è il primo della lista. Poi, per ognuno, una domanda sola: la palla è in mano tua o no?
Le paure che hai scelto meritano una contromossa. Adesso.
Un rischio elencato non è un rischio gestito. Dove puoi agire tu, scrivi la mossa da fare prima di decidere. Dove non dipende da te, scrivi il segnale da tenere d'occhio, come la spia della benzina che si accende in tempo: se entro quella data succede quella cosa, allora sai già come reagisci.
Entro quando decidi?
Metti una data vera. Senza, l'analisi non finisce mai e la scelta resta appesa.
L'ora la trasforma in un appuntamento. I propositi non hanno un'ora, gli appuntamenti sì.
Il tuo pre-mortem
Ecco cosa previeni e cosa tieni d'occhio.
Vuoi rivedere le tue contromosse con qualcuno che di rischi se ne intende? Trenta minuti, un caffè, senza impegno.
Il pre-mortem è un pezzo di un metodo più grande.
Questo esercizio è la D di Decisione di "Resto o Vado?", il metodo delle 5 D per scegliere tra il devo e il voglio. Nel libro il pre-mortem è uno degli strumenti che attraversi passo per passo, fino alla scelta firmata da te. Esce ad agosto: puoi prenotarlo in anteprima, a prezzo ridotto, con un bonus.
Le fonti
Da dove viene questo esercizio.
Il pre-mortem l'ha proposto lo psicologo Gary Klein, uno che studia da decenni come decidono gli esperti sotto pressione. Lo ha descritto sulla Harvard Business Review nel 2007. Prima di partire con un progetto, il gruppo immagina che sia passato del tempo e che l'iniziativa sia fallita in modo clamoroso, e ognuno scrive perché. Tutto il trucco sta nel tempo del verbo: non «potrebbe fallire», è fallito.
Klein si appoggia a una ricerca del 1989 di Deborah Mitchell, Jay Russo e Nancy Pennington sul «prospective hindsight», il senno di poi montato in anticipo. Dare per avvenuto un evento futuro e spiegarne le cause fa trovare più ragioni possibili di quel risultato rispetto al chiedersi genericamente cosa potrebbe succedere. In quello studio l'aumento delle cause identificate era nell'ordine del 30 per cento. Non ti rende infallibile. Ti fa vedere di più.
Daniel Kahneman, premio Nobel e padre degli studi sui bias, ha raccontato più volte di considerare il pre-mortem tra le tecniche più utili che conoscesse contro l'eccesso di ottimismo. Il motivo è umano: dà a chi ha dei dubbi il permesso di dirli, perché per una volta la stanza cerca i motivi per cui la cosa non funzionerà, e i tifosi del piano restano fuori. In un esperimento del 2010, Veinott e colleghi hanno misurato che immaginare il piano già fallito abbassa l'eccesso di fiducia circa il doppio rispetto a una classica lista di pro e contro. Un solo studio, ma va nella stessa direzione di quello che vedo sul campo.
Klein lo dice chiaro. Il pre-mortem funziona in gruppo, perché ognuno vede rischi diversi. Da soli se ne vedono tre o quattro, i più ovvi. Il catalogo delle quindici cause fa da gruppo al posto tuo. Viene dai post-mortem di centinaia di startup raccolti da CB Insights, dove la causa finale più citata è la cassa finita, con mercato, vendita e prezzi quasi sempre a monte, e l'ho adattato a chi si mette in proprio da solo. Dal campo ci ho aggiunto due cose che vedo di continuo: i pagamenti che arrivano tardi o non arrivano, e i costi che chi parte sottostima quasi sempre.
Il segnale con soglia e data è il «tripwire» dei fratelli Heath, raccontato in Decisive. Lo decidi prima, a mente fredda, e ti sveglia dal pilota automatico prima dei costi affondati. Il formato se-allora viene dagli studi di Peter Gollwitzer sulle implementation intentions: in una meta-analisi su 94 esperimenti, i piani scritti così hanno un effetto medio robusto sul portare a termine ciò che si è deciso, molto più dei buoni propositi generici. La domanda del passo quattro, la palla è tua o no, arriva da Annie Duke e dal suo How to Decide. Rischi in mano tua e rischi fuori dal tuo controllo si gestiscono in modo diverso.
Questo non è uno strumento clinico e non prevede il futuro. È un modo ordinato di guardare i rischi finché sei in tempo per fare qualcosa. Se una decisione ti sta schiacciando, parlarne con una persona di fiducia o con un professionista vale più di qualunque esercizio.
E adesso?
Hai i rischi in chiaro. Ora scegli.
Il pre-mortem ti ha dato il quadro dei rischi. Il passo dopo è mettere nero su bianco la scelta e tornarci a mente fredda. Per questo c'è il diario delle decisioni.
Chi te lo propone
Dr. Donato De Tullio. Ho la testa da scienziato e le mani nelle operations: da oltre dieci anni gestisco progetti in grandi multinazionali europee, e il pre-mortem è uno degli strumenti che uso prima di far partire qualcosa di grosso. Oggi gestisco 8 centri logistici in Europa. Trovi tutto sul mio LinkedIn.
In parallelo al mio lavoro da manager, aiuto chi ha un progetto a decidere e a muoversi, con il Metodo delle 5 D: dati, direzione, decisione, destinazione, desiderio. Se vuoi un partner fisso al tuo fianco, c'è Decision Lab, il percorso di decision-making a tu per tu.
Hai fatto il pre-mortem?
Guardiamo i rischi insieme.
30 minuti, gratis, davanti a un caffè virtuale. Mi racconti la decisione, le paure che hai messo in cima e le contromosse, e vediamo la prima mossa da fare.
Ho smesso di chiedere email in cambio di risorse: il pre-mortem è tuo, il risultato pure, e resta sul tuo dispositivo senza lasciare contatti. Se ti è servito, prova gli altri esercizi pratici, esplora il blog, sfoglia il libro Resto o Vado? e ci sentiamo per un caffè.