La risposta breve: non iniziare una presentazione con nome e ruolo. Il pubblico ha già sentito cento aperture così e smette di ascoltare nei primi dieci secondi. Le cinque aperture che funzionano sono: un numero a sorpresa, un'alzata di mano, una scena da immaginare, la promessa diretta di cosa si portano a casa, e una storia. La più potente è l'ultima, ed è quella che quasi nessuno usa.
Quante presentazioni noiose sono cominciate così: «Ciao a tutti, sono Donato, lavoro nella supply chain e sono molto contento di essere qui».
Complimenti. Metà della sala l'hai già persa.
Aprire con nome e ruolo è un classico, ed è esattamente quello che fa quasi chiunque salga su un palco.
Perché aprire con nome e ruolo è un errore
Quando le persone ascoltano, fanno un passaggio involontario: interpretano cosa sta per succedere. E quando arriva un'apertura media, pensano in automatico: «di presentazioni così ne ho sentite cento, perché dovrei ascoltare il resto?».
Ecco, li' li hai persi. Il modo migliore per cambiare le cose è iniziare con qualcosa di un po' più sorprendente.
Ci sono cinque tecniche che usano i relatori più esperti. Te le ho riassunte qui.
Tecnica 1: l'elemento sorpresa
Partiamo dalla prima. Quando cominci, è facilissimo perdere l'attenzione di chi ascolta. Questa tecnica risolve il problema con un trucco solo.
Potrei dire una cosa così:
47. Uno sviluppatore passa in media 47 ore all'anno a sistemare bug che si potevano evitare. Oggi, signore e signori, parliamo di come scrivere codice più pulito ed eliminare le fonti di errore più comuni.
Oppure un'altra:
8. Bastano 8 minuti di attività fisica moderata per migliorare in modo misurabile il flusso di sangue al cervello. Oggi, signore e signori, parliamo di cosa succede dentro la tua testa quando ti muovi, e di come usarlo per concentrarti meglio.
Vuoi dare alle persone qualcosa su cui pensare, per coinvolgerle e per rompere l'interpretazione che stanno già facendo di quello che succedera'.
Può essere una statistica interessante, un fatto curioso, qualsiasi cosa spezzi l'attesa.
Semplice ed efficace. Come piace a me.
Lo so che suona facile, ma c'e' una cosa che quasi tutti sbagliano di continuo: la corrono. Non le lasciano il tempo di atterrare.
Provaci. Prima pensa a un argomento di cui vorresti parlare, poi cerca l'affermazione a sorpresa da mettere in apertura.
Tecnica 2: alzi la mano chi
Qualche settimana fa ho fatto un breve intervento davanti a 150 scienziati alla Merck, in Germania. Il mio era l'ultimo prima della pausa pranzo. Il pubblico stava già pensando al piatto. Così ho aperto proprio così:
Alzi la mano chi ha fame! Io di sicuro, quindi teniamola interessante per dieci minuti e poi andiamo a pranzo insieme. Ecco un'altra domanda per voi...
Hai visto cosa ho fatto? Si chiama alzata di mano. Ed è facilissima: fai una domanda e chiedi alle persone di rispondere.
Questa la uso volentieri perché è semplice e coinvolge la sala. Ma ha anche una sua complicazione.
Quasi tutti, quando la usano, la corrono. Quello che devi fare invece è riconoscere la risposta del pubblico, come ho fatto io dicendo «io di sicuro, quindi teniamola interessante per dieci minuti e poi andiamo a pranzo insieme».
Ci puoi giocare un po', così le persone si sentono ascoltate. Altrimenti pensano: «ah, la domanda l'hai fatta tanto per farla».
Tecnica 3: falli immaginare
Se vuoi che le persone entrino in un problema, questa è la tecnica giusta. Un esempio:
Immagina di essere in una riunione con dieci persone. Parlano tutti. Qualcuno interrompe, qualcuno guarda il telefono, e nessuno sembra davvero ascoltare. Poi una persona comincia a parlare. Non alza la voce. Non è la più alta in grado nella stanza. Eppure tutti smettono di parlare. Tutti la guardano. E nel giro di trenta secondi l'intera stanza si muove nella stessa direzione. Ti verrà da chiederti: «come ha fatto a prendere il controllo senza nemmeno provarci?». Ecco, signore e signori, quella è leadership. E oggi parliamo delle tre cose che spingono le persone a seguirti in modo naturale.
Ogni volta che puoi, chiedi al pubblico di immaginare una situazione.
Dici «immagina questo» oppure «figurati la scena». E quei mondi immaginari funzionano meglio se ci metti dentro dei verbi di azione.
Quindi non riassumere quello che succede, raccontalo:
Immagina di rientrare a casa dopo una giornata lunga. Appoggi le chiavi sul tavolo, ti togli la giacca, ti siedi sul divano, e il telefono inizia a squillare. Guardi lo schermo. È un numero che non conosci. Esiti un secondo... e rispondi. «Pronto?» Silenzio. E poi senti il tuo nome.
Vedi? Sono i verbi di azione a rendere la scena interessante. Ci tirano dentro il momento.
Tecnica 4: dritto al punto
Quando presenti non si tratta mai di te, si tratta di loro. E nel primo secondo si chiederanno cosa ci guadagnano ad ascoltarti. Una delle cose migliori che puoi fare è dirglielo subito.
Se non lo dici in modo esplicito, le persone si staccano. Pensano: «ok, questa roba non mi serve».
Nei prossimi 10 minuti scoprirai come un solo cambiamento nel modo in cui organizzi il codice può ridurre fino al 30% il tempo che passi a cercare errori.
Oppure:
Nell'intervento di oggi scoprirai come un piccolo cambiamento nella tua routine del sonno influisce su memoria, concentrazione e capacità di imparare.
Dritto al punto. Prova a non partire con «ehm, oggi vi mostro X, Y e Z» e a partire invece con «oggi scoprirai», «oggi imparerai».
Nel momento in cui la fai diventare una cosa che riguarda l'altra persona, quella si sente molto più coinvolta. Ma devi parlare anche di benefici, non di caratteristiche.
Non dire «oggi vi condivido la mia road map per il 2026».
Meglio: «oggi scoprirai come eliminare i tre principali ladri di tempo della tua giornata, per fare di più senza lavorare di più».
Pero' ricorda: se prometti qualcosa, poi la devi mantenere.
Tecnica 5: la storia
In Made to Stick, Chip e Dan Heath raccontano un esperimento fatto a Stanford, dove gli studenti tenevano brevi discorsi sulla criminalita' non violenta negli Stati Uniti.
Alla fine veniva chiesto loro di scrivere tutto quello che ricordavano.
Il 5% ricordava una statistica. Il 63% ricordava una storia.
Quindi, se vuoi che le persone ricordino il tuo messaggio, non dare loro solo dei fatti: raccontagli una storia.
E non serve una storia gigantesca. Anche una storia personale piccola, messa proprio all'inizio, cambia tutto.
La settimana scorsa sono entrato in un piccolo negozio di elettronica perché mi servivano delle cuffie nuove. Ho trovato quelle che volevo, sono andato alla cassa e ho tirato fuori il portafogli.
Il ragazzo dietro al bancone mi ha fermato: «Aspetta. Prima di comprare quelle, prova queste».
L'ho guardato e ho chiesto: «Perché?».
«Perché secondo me per quello che ti serve sono meglio.»
E mentre uscivo con un paio di cuffie più economiche ho pensato: «però. Quante volte mettiamo l'interesse del cliente prima della vendita?».
Oggi, signore e signori, parliamo di fiducia nel business.
E da li' vai avanti col discorso.
Qual è la tecnica più usata dai relatori professionisti?
Hai appena visto cinque modi diversi di agganciare un pubblico fin dall'inizio. Secondo te qual è quella che i relatori professionisti usano di più?
Le storie. Uno dei modi più potenti per essere ricordati e scelti, e allo stesso tempo il più sottovalutato, soprattutto da chi ha una formazione tecnica.
Se hai la competenza e ti accorgi che nella stanza non arriva, il problema quasi mai è quello che sai. È il modo in cui apri.