La risposta breve: se «resto o vado» è la domanda che ti gira in testa da mesi, il problema quasi mai è trovare la risposta giusta. Chi resta fermo a un bivio ha quasi tutto tranne un pezzo: i fatti, la direzione, il criterio, il primo passo o il permesso di volere quello che vuole. Il test del bivio ti dice quale ti manca, in dieci domande e senza lasciare l'email.
«E tu che fai, resti?»
Durante il dottorato in Germania questa domanda mi arrivava da tutte le parti. Alle feste dei dottorandi, quando si faceva la conta di chi sarebbe rimasto dopo la tesi. Al telefono con casa, la domenica, infilata tra il «come stai» e il «cosa hai mangiato». Perfino in laboratorio, dai colleghi tedeschi, incuriositi da questo pugliese che parlava della sua terra come di una fidanzata lasciata male.
La domanda era sempre la stessa. Le mie risposte no. A mia madre dicevo che prima o poi tornavo, questione di un paio d'anni, il tempo di finire. Ai colleghi tedeschi dicevo che qui si stava bene e che probabilmente sarei rimasto. Agli amici di giù, quando scendevo a Natale, la versione cambiava a seconda dell'ora e delle birre. Tre pubblici, tre risposte, tutte dette con la stessa faccia sicura.
All'epoca la chiamavo diplomazia. Ci ho messo anni a leggerla per quello che era: chi ha deciso davvero dà la stessa risposta a tutti, anche quando la risposta scontenta qualcuno. Io cambiavo versione perché una versione mia non l'avevo ancora costruita. E ogni sera la domanda tornava ad aspettarmi in stanza, aperta esattamente come l'avevo lasciata la mattina.
Perché «qual è la scelta giusta?» ti tiene fermo?
Quando non sai se restare o andare, la domanda che ti fai è quasi sempre quella: qual è la scelta giusta? La rigiri di notte, la giri agli amici, la scrivi su Google alle due passate. Quella domanda ha un difetto di fabbrica: presuppone che la risposta esista già da qualche parte, completa, e che tu debba solo trovarla. Così continui a cercare. E cercare somiglia molto a decidere, quindi puoi andare avanti per anni con la sensazione onesta di starci lavorando.
La domanda utile è più modesta: cosa mi manca per scegliere? Su questo mi sono fatto un'idea precisa, dopo anni di bivi miei e altrui: le persone ferme a un bivio quasi mai sono indecise di carattere. Hanno in mano quattro pezzi su cinque, gli manca il quinto, e finché non capiscono quale sia continuano a lucidare i quattro che hanno già.
Quali sono le cinque cose che possono mancarti?
Le ho viste ripetersi così tante volte che ci ho costruito sopra il mio Metodo 5D. Una riga ciascuna:
- I Dati: ti mancano i fatti veri (numeri, prove, mesi di spese coperti) e stai decidendo su paure travestite da fatti.
- La Direzione: non hai chiaro dove vuoi essere tra tre anni, quindi ogni strada ne vale un'altra.
- La Decisione: ti manca un criterio per scegliere, e senza criterio decide l'umore del giorno, che domani sarà un altro.
- La Destinazione: la scelta in fondo l'hai fatta, ti manca il primo passo con una data sopra, e una scelta senza data resta un'opinione.
- Il Desiderio: sai benissimo cosa vuoi, ti manca il permesso di volerlo senza chiedere scusa a nessuno.
Rileggile: una ti avrà punto più delle altre. Il guaio è che da dentro il pezzo mancante si vede male, perché si traveste. Chi non si dà il permesso di volere giura che gli mancano i dati, e raccoglie numeri per mesi pur di non guardare la riga cinque. Chi non ha un criterio chiede l'ennesimo parere, convinto che gli manchino informazioni. Per capire quale ti manca davvero serve qualcosa che ti guardi da fuori.
Come funziona il test del bivio?
Il test del bivio fa esattamente questo lavoro: dieci domande sul tuo bivio, cinque minuti, e alla fine ti dice quale delle cinque cose ti manca e qual è la prima mossa per procurartela. Niente email da lasciare, niente «scarica la guida in cambio del contatto»: rispondi, leggi il risultato, e stasera sai su cosa lavorare invece di rimescolare i soliti pensieri. Consideralo la versione da cinque minuti di tutto quello che faccio: si fa ora, da dove sei, col telefono in mano.
Un avviso onesto: il test non ti dice se restare o andare. Nessun test serio può farlo, e diffida di quelli che ci provano. Ti dice cosa ti serve per arrivarci con le tue gambe, che vale molto di più: una risposta costruita con i tuoi pezzi regge anche quando qualcuno la mette in discussione a cena. Quella copiata si sbriciola alla prima obiezione di tua suocera.
E quando sai cosa ti manca?
Ci lavori, con una mossa piccola e datata. Se mancano i dati, la mossa è un numero vero entro domani sera: quanti mesi di spese hai da parte, contando tutto. Se manca il criterio, la mossa è scrivere le tre cose a cui non rinunci, in ordine. Se manca il permesso, la mossa è dire ad alta voce cosa vuoi a una persona sola, scelta bene. La misura giusta è quella che uso per tutto: ti mette un po' a disagio e la puoi fare entro domani.
E se vuoi il percorso intero, le cinque D una per una con le mie partenze e soprattutto i miei errori dentro, ad agosto esce il mio libro «Resto o Vado?». Il test ti dice da dove partire; il libro è la strada.
Che risposta do oggi, quando me lo chiedono?
Ogni tanto ripenso a quelle feste in Germania, ai telefoni della domenica, a quel ragazzo che distribuiva tre futuri diversi a tre persone diverse con la stessa faccia convinta. Oggi saprei cosa dirgli: guarda che non ti serve un'altra opinione, e nemmeno un'altra sera a rigirare la domanda. Ti serve sapere quale pezzo ti manca, perché è uno solo, e ci si lavora.
Io il mio l'ho scoperto tardi, e il ritardo l'ho pagato in anni. Tu puoi scoprirlo adesso, in cinque minuti: fai il test del bivio prima di dare l'ennesima risposta diversa alla prossima persona che te lo chiede.