La risposta breve: «mi manca l'autostima per farlo» è il grande inganno: in psicologia l'autostima è una conseguenza dell'azione, non un prerequisito. La nostra testa lo pensa al contrario, e così aspettiamo di sentirci pronti per agire, mentre è l'agire che costruisce le prove da cui nasce la sicurezza. L'autostima è un archivio di prove: si riempie facendo.
C'e' una frase che sento in sessione almeno una volta a settimana, detta con tutte le variazioni possibili: «quando avro' più fiducia in me, lo faro'».
Il colloquio, l'aumento da chiedere, il progetto da lanciare, il palco. Prima l'autostima, poi l'azione. Sembra buonsenso. È una trappola.
Il grande inganno
Lo dico in sessione con queste parole, e le riporto uguali:
«L'autostima è generata dall'azione, pero' tu non puoi avere l'autostima per generare l'azione. In psicologia l'autostima è una conseguenza dell'azione, ma la nostra testa pensa che l'azione sia una conseguenza dell'autostima. È il grande inganno.»
Se aspetti di sentirti sicuro per muoverti, aspetterai per sempre: stai chiedendo al risultato di arrivare prima della causa. Nel mio libro l'ho scritta così: prima si parte, poi si impara a guidare.
L'autostima è un archivio di prove
La sicurezza che cerchi non è un umore: è un archivio. Ogni volta che fai una cosa che non eri certo di saper fare, l'archivio si arricchisce di una prova. Ogni volta che rimandi, si arricchisce la tesi contraria.
Per questo i pensieri positivi allo specchio funzionano poco: l'archivio non si riempie di frasi, si riempie di fatti. Una telefonata fatta, un ordine dato al bancone con la voce che trema, una riunione dove hai parlato per primo. Piccolo, documentato, tuo.
Trasforma le affermazioni in domande
Il secondo attrezzo è un cambio di grammatica. Le frasi che ti dici («non valgo abbastanza», «non sono portato») sono affermazioni: chiuse, definitive, inutili. La mossa è trasformarle in domande:
«Non valgo abbastanza» diventa: cosa posso migliorare per avere un risultato migliore?
L'affermazione ti giudica, la domanda ti mette al lavoro. E c'e' un esercizio collegato che do spesso: impara a distinguere le tue due voci interne, il tifoso e l'antitifoso, e a chiederti ogni volta chi dei due sta parlando. Non per zittire l'antitifoso: per non lasciargli il microfono da solo.
Il conto onesto dei tentativi
Ultima cosa, la più scomoda, e la dico come la dico in sessione: se ti aspetti che le cose succedano dopo un tentativo, due o dieci, sei ingenuo. Le cose succedono perché hai insistito, hai lavorato, ti si è spaccata la testa, hai continuato.
L'archivio di prove non si riempie in una settimana. Ma comincia sempre allo stesso modo: con una azione fatta oggi, più piccola di quella che l'antitifoso ti sta chiedendo di rimandare.
LA REGOLA. L'autostima non si aspetta: si archivia. Una prova alla volta, cominciando da oggi.