La risposta breve: decision making significa prendere decisioni con un processo, invece che con l'umore del momento. Non è un talento: è un metodo che si impara, fatto di quattro pezzi: i dati veri, un criterio scritto prima di scegliere, la decisione presa in un momento a mente fresca, e una data per verificarla. Chi decide bene non è più intelligente: ha solo smesso di decidere alle due di notte.
Nessuno ce lo insegna. Tredici anni di scuola, cinque di università, magari un dottorato: e nemmeno un'ora su come si prende una decisione.
Poi la vita te ne mette davanti una vera, cambiare lavoro, accettare un'offerta, investire su un progetto, e scopri che stai usando gli stessi strumenti di quando sceglievi il gusto del gelato: l'istinto, l'umore, e il parere dell'ultima persona con cui hai parlato.
Cosa significa decision making, davvero
Decision making è il processo con cui passi da un dubbio a una scelta. La parola importante è processo: una sequenza di passi che puoi ripetere, controllare e migliorare.
Il contrario del processo è la reazione: prenoti il volo alle due di notte, mandi il messaggio, sbatti la porta. Per qualche ora stai meglio. Poi il problema è ancora lì, con una decisione in più da gestire.
Reagire è muoversi per smettere di sentire un dolore. Decidere è fermarsi, guardare le opzioni e scegliere, anche quando la scelta il dolore non te lo toglie subito.
Perché decidiamo male: i tre sabotatori
La stanchezza. Il cervello non regge un numero illimitato di decisioni buone in un giorno: gli studiosi la chiamano fatica decisionale, e si vede perfino nei medici, che a fine turno prescrivono peggio che a inizio turno. Se decidi la sera, dopo cento micro-scelte, stai decidendo in riserva.
L'emozione del momento. Non solo la paura: anche l'euforia. L'entusiasmo ha fatto firmare più sciocchezze della paura, perché la paura almeno frena.
Le opzioni alla pari. Più due strade si equivalgono, più il dubbio cresce. Non è un difetto tuo: se una scelta fosse ovvia, non ti tormenterebbe. Ti tormenta proprio perché su entrambi i piatti c'è qualcosa di importante.
Come si impara a decidere: i quattro pezzi del metodo
1 · I dati prima delle sensazioni. Quanto ti costa davvero restare? Quanti mesi reggi se cambi? Cosa è successo le ultime tre volte che hai scelto di pancia? Le risposte scritte su un foglio battono le stesse risposte tenute in testa, sempre.
2 · Il criterio scritto prima. Decidi come deciderai, prima di decidere: «scelgo l'opzione che mi fa imparare di più nei prossimi due anni», oppure «sotto questa cifra non accetto». Se il criterio lo scrivi dopo, non è un criterio: è una giustificazione.
3 · Il momento giusto. Mai alle due di notte, mai a fine giornata, mai subito dopo una notizia che brucia. Un dubbio importante si scrive, si lasciano passare tre notti, e si riguarda: se si è sgonfiato era stanchezza, se è ancora lì è un segnale.
4 · La data di verifica. Ogni decisione porta scritto quando la ricontrolli e cosa deve essere successo. È la differenza tra una scelta e una speranza.
Questi quattro pezzi, messi in fila con il lavoro sui valori e sul desiderio, sono il cuore del Metodo delle 5 D: Dati, Direzione, Decisione, Destinazione, Desiderio.
La decisione giusta non esiste
Togliamo dal tavolo l'illusione più costosa di tutte. Nessuno ha la sfera di cristallo: la decisione giusta, quella garantita, non esiste. Esiste la decisione consapevole: sai perché stai scegliendo, sai cosa rischi, sai cosa farai se le cose si mettono male.
E una decisione consapevole ha una proprietà preziosa: è tua. Puoi difenderla, correggerla, raccontarla senza vergogna. Quella presa per paura, per inerzia o per il consiglio di qualcun altro, puoi solo subirla.
Da dove cominciare, stasera
Prendi il dubbio che ti gira in testa in questo periodo e scrivilo in una riga, con la data. Poi lascialo lì tre notti, senza rimuginarci apposta. Se dopo tre notti è ancora vivo, è un segnale, e merita il processo: dati, criterio, momento, verifica.
Se vuoi il percorso completo, con le storie e gli strumenti da compilare, l'ho messo tutto in un libro: «Resto o Vado?». Comincia esattamente da qui.
LA REGOLA. Non si decide alle 2 di notte. Si scrive il dubbio, si dorme, e si decide con un criterio scelto prima.