La risposta breve: prima di tormentarti su una decisione, chiediti se la porta è girevole o blindata. Le decisioni reversibili (porte girevoli) si prendono in fretta: se sbagli, torni indietro e hai comprato informazione al prezzo di un piccolo errore. Le decisioni irreversibili (porte blindate) meritano lentezza, dati e il parere di qualcuno che ci è passato. L'errore più comune è invertirle: mesi a rimuginare su scelte reversibili, e firme d'impulso su quelle che non si disfano.
A sedici anni avevo una paura che non ho confessato a nessuno per anni: le porte. Trovarmi davanti a una porta, provare ad aprirla, non riuscirci, e sentire la risata di qualcuno alle mie spalle.
Poi le porte sono diventate il mio modo di leggere le decisioni. Perché le decisioni sono porte, e ne esistono di due tipi soltanto.
Porte girevoli: se sbagli, torni indietro
Una decisione reversibile è una porta girevole: la attraversi, e se di là non ti piace, giri e torni. Provare un fornitore nuovo, cambiare il formato delle riunioni, alzare un prezzo a un cliente nuovo, pubblicare un contenuto, chiedere un colloquio.
Il costo dell'errore è piccolo e temporaneo. E c'è un guadagno nascosto che il rimuginare non ti dà mai: l'informazione. Ogni porta girevole attraversata ti dice qualcosa che nessuna analisi ti avrebbe detto.
La regola per queste porte è una sola: veloce. Se ci stai pensando da più di una settimana, stai pagando una scelta da dieci euro col tempo di una da diecimila.
Porte blindate: di là non si torna
Una decisione irreversibile è una porta blindata: una volta chiusa alle spalle, non si riapre. Vendere l'azienda, lasciare il lavoro senza un piano, firmare un contratto lungo con penali, dire una frase che non si può ritirare a una persona che conta.
Queste porte meritano tutto quello che di solito sprechiamo sulle girevoli: tempo, dati veri, il parere di qualcuno che ci è già passato, e una notte di sonno. Più di una.
Il trucco: quasi tutte le porte sembrano blindate
Qui sta il punto che cambia le giornate. La paura dipinge di blindato quasi ogni porta: il cervello, davanti a una scelta, tende a vederla definitiva, perché così ti tiene fermo e al sicuro.
Ma prova a fare il test su una decisione vera: se tra sei mesi scoprissi di aver sbagliato, cosa potresti fare? Scrivi la risposta. Nella maggior parte dei casi scopri che una strada per tornare c'è: costa qualcosa, un po' di soldi, un po' di faccia, ma c'è. Era una porta girevole travestita.
Le porte veramente blindate, in una vita professionale, sono poche. Trattare ogni scelta come se fosse una di quelle è il modo più efficace che esista per non muoversi mai.
E quando la porta è blindata davvero?
Allora il tempo speso è tutto guadagnato, e serve un processo: i dati sul tavolo, un criterio scritto prima, le condizioni di uscita definite in anticipo, e il momento giusto per firmare, che non è mai alle due di notte. Su una porta blindata, un pre-mortem fatto bene vale più di dieci pareri.
Nel mio libro «Resto o Vado?» c'è perfino un esercizio che comincia così: «La mia porta è: girevole o blindata?». Perché la prima domanda di ogni bivio è sempre questa.
Lo strumento da 5 minuti
Prendi le tre decisioni che hai davanti in questo periodo. Per ognuna, due domande:
- Se sbaglio, posso tornare indietro? A che costo?
- Da quanto tempo ci sto pensando?
Le girevoli su cui rimugini da settimane: decidile questa settimana. La blindata che stavi per firmare d'impulso: dalle il processo che merita.
LA REGOLA. Veloce sulle porte girevoli, lento su quelle blindate. Mai il contrario.