La risposta breve: lasciare il lavoro senza piano B non è una questione di coraggio, è un conto. Prima fai il numero che pesa più di tutti: quanti mesi reggi se da domani non entra niente. Sotto i tre mesi non si firma, si rimanda con una data. Poi separa quello che sai da quello che credi di sapere, su quattro colonne. E prima di scegliere fra restare e andare, controlla se esiste la terza via che quasi nessuno guarda: avviare prima, licenziarsi dopo.
Per andare a discutere la mia tesi di dottorato ho preso un giorno di ferie dal negozio. Aereo la mattina, la stretta di mano, la foto di rito, aereo di ritorno la sera. La mattina dopo ero di nuovo lì, a spingere carrelli.
Quei carrelli, però, li spingevo con un dottorato in tasca. Se le cose fossero andate male avevo una rete sotto, e sarebbe disonesto raccontarti quel periodo come un salto nel vuoto. Se tu quella rete non ce l'hai, il tuo coraggio vale più del mio, non meno. Per questo il primo lavoro da fare non è sulla motivazione. È sui numeri.
Qual è il primo numero da guardare?
Uno solo: quanti mesi reggi se da domani non entra più niente. I risparmi che puoi davvero bruciare, divisi per le spese di un mese. Un numero onesto, con dentro l'affitto, la spesa, le rate, il dentista che prima o poi arriva.
Sotto i tre mesi, quel bivio non si firma. Non perché tu non sia pronto, ma perché sotto i tre mesi le decisioni le prende la fretta al posto tuo. La fretta accetta il primo cliente che passa, al prezzo che dice lui, e alle condizioni che dice lui. Poi ti tocca disfare quel nodo per due anni.
PRIMA LA BENZINA, POI LA STRADA.
Rimandare con una data è una decisione, e vale quanto una firma. Suona così: se entro il 31 marzo ho messo da parte tre mesi di spese, do le dimissioni. Un fatto misurabile e una data. Il contrario di ci penso.
LO STRUMENTO: la pagina dei fatti
Un foglio, quattro colonne, venti minuti. È il primo passo del metodo che uso con tutti, e serve a separare quello che sai da quello che ti stai raccontando.
- Fatti. Solo quello che potresti mostrare a uno sconosciuto. Numeri veri, date, cose successe davvero. Quanto entra, quanto esce, quanti clienti hanno pagato negli ultimi dodici mesi.
- Ipotesi. Tutto quello che comincia con significa che. Interpretazioni, previsioni, ricordi color rosa. Il mercato è saturo, senza un numero accanto, sta qui.
- Cosa non so. Cosa dovrei sapere per fidarmi di quella storia? Non sapere non è una vergogna da nascondere, è un'informazione.
- Come lo verifico. Il modo più semplice per scoprire se è vero, entro una settimana. Una telefonata, un preventivo mandato, una domanda fatta a chi ci è già passato.
La versione da cinque minuti. Scrivi tre righe nella colonna dei fatti e tre in quella delle ipotesi, le prime che escono. Poi rileggi solo la prima colonna e chiediti: con questi soli elementi, cosa deciderei? Quasi sempre scopri che metà di quello che tenevi per certo era una previsione con la cravatta.
Devo per forza scegliere fra restare e andare?
Quasi mai. Paul Nutt, uno studioso americano che ha analizzato centinaia di decisioni aziendali vere, ha trovato che circa sette decisori su dieci guardano una sola opzione, del tipo lo faccio o non lo faccio. E quelle decisioni falliscono una volta e mezza più spesso di quelle prese confrontando almeno due strade. È una ricerca su organizzazioni, non su persone al bivio, quindi prendila per quello che è. Il meccanismo però lo riconosci subito.
Resto o vado è un bivio finto nove volte su dieci. Le strade vere sono di più. Passare a quattro giorni per liberare il quinto. Avviare la cosa nuova la sera e nei fine settimana, finché regge da sola. Chiedere un'aspettativa invece delle dimissioni. Tenere un cliente del vecchio mestiere mentre il nuovo cresce.
È la mossa che quasi tutti quelli che vengono da me stanno cercando senza saperlo. Non vogliono il salto. Vogliono una porta che si riapre. Prima avvia, dopo licenziati: la stessa direzione, con un prezzo dell'errore molto più basso.
E se il piano B non ce l'ho proprio?
Allora si costruisce, ed è lavoro, non fortuna. Un piano B non è un'altra vita pronta nel cassetto. È un fatto piccolo e verificabile: tre mesi di spese da parte, un primo cliente che ha già pagato, un contatto che ti richiama se glielo chiedi.
Il resto del giro, con gli strumenti da compilare, è nel Quaderno del Bivio, l'area privata che si apre con il codice stampato nel libro «Resto o Vado?». La pagina dei fatti e il conto dei mesi sono la terza mossa del percorso.
Domande frequenti
Quanti mesi di cassa servono per lasciare il lavoro?
Il conto è semplice: i risparmi che puoi davvero bruciare divisi per le spese di un mese. Sotto i tre mesi la decisione non si firma, si rimanda con una data. Non è prudenza da contabile: sotto i tre mesi ogni scelta successiva la prende la fretta al posto tuo, e la fretta accetta il primo cliente che passa, al prezzo che dice lui.
Licenziarsi senza un altro lavoro è sempre un errore?
No, ma è la versione più cara della stessa decisione. Nella maggior parte dei casi esiste una via intermedia che nessuno guarda: avviare prima, in piccolo, e licenziarsi dopo, quando un pezzo di reddito esiste già. Chi guarda una sola opzione fallisce più spesso di chi ne guarda almeno due.
Come distinguo i fatti dalle storie che mi racconto?
Con una regola sola: è un fatto se potresti mostrarlo a uno sconosciuto. Un numero, una data, una cosa successa davvero. Tutto quello che comincia con «significa che» è un'ipotesi, e va in un'altra colonna. Non per buttarla via, ma per sapere che quella non è ancora una prova.
Serve per forza un piano B?
Serve più di un'opzione, che non è la stessa cosa. Il piano B inteso come rete di salvataggio è un lusso che non tutti hanno, e chi ce l'ha farebbe bene a dirlo invece di raccontarsi coraggioso. Quello che serve a chiunque è non arrivare al bivio con una porta sola: se non potessi fare né A né B, cosa faresti? Quella terza strada, quasi sempre, esiste.
Quel giorno di ferie preso per la tesi mi sembrava un'umiliazione mentre lo vivevo. Con qualche anno di distanza è la cosa più sensata che ho fatto: stavo tenendo una porta aperta mentre ne aprivo un'altra. Non era coraggio. Era cassa.
Il numero dei mesi, stasera. Prima la benzina.