La risposta breve: tornare in Italia o restare all'estero non si decide la domenica sera, dopo una telefonata a casa. La nostalgia è una testimone poco affidabile: ascoltala, e non firmare niente sulla sua parola. Prima aspetta tre notti e guarda se il desiderio resta uguale. Poi vai a prendere i fatti che al telefono non passano mai, e parla con tre persone che quella strada l'hanno già percorsa, con esiti diversi.
Martedì sera, novembre tedesco, buio dalle quattro. Squilla il telefono, è mia madre. Mi racconta la sagra del paese, il pranzo della domenica, zia Carmela che ha fatto le orecchiette per ventidue persone. Le risate, le sedie che si spostano, il rumore di una casa piena.
Metto giù. Fuori dalla finestra un parcheggio e un lampione arancione. E mi sale in gola una frase sola: che ci faccio qui.
In tre secondi la testa aveva già emesso la sentenza. Stavi meglio prima, hai sbagliato a partire, torna.
Perché la nostalgia arriva sempre di sera?
Perché di sera sei scarico, e da scarico non decidi: reagisci. Ma il vero problema non è l'ora. È che nel racconto mancavano dei pezzi.
Il caldo d'agosto che non fa dormire. Il cugino che a trentacinque anni non vede una prospettiva. Le domeniche tutte uguali, e quel senso di soffocamento per cui ero partito. Niente di tutto questo era nella telefonata, perché nelle telefonate non ci va mai.
Mia madre non mi aveva raccontato una bugia. Le orecchiette c'erano davvero. Ma erano un fotogramma, non il film.
LA MEMORIA NON REGISTRA COME UNA TELECAMERA. MONTA COME UN REGISTA.
Taglia i graffi e alza i colori, e lo fa sul passato che rimpiangi esattamente come sul futuro che sogni. Io ero partito per un motivo, e quel motivo non era svanito perché zia Carmela aveva cucinato per ventidue.
Quando la voglia di tornare è un segnale vero?
Quando resta. Il primo strumento che uso, su di me e con gli altri, è il test delle 72 ore. Scrivi in una riga cosa vorresti fare, con la data di oggi, e per tre notti non fai niente. Niente ricerche di case, niente annunci di lavoro, niente messaggi al vecchio collega.
Se dopo tre giorni la riga è ancora lì, identica, hai un segnale e va lavorato con metodo. Se è evaporata, era una telefonata arrivata nel momento sbagliato, e hai appena risparmiato un trasloco.
Vale in tutte e due le direzioni, tra parentesi. Ho visto italiani in Germania comprare il biglietto di sola andata a dicembre e pentirsene a marzo. E ne ho visti altri restare dodici anni di fila rimandando ogni volta a settembre.
Quali fatti servono davvero?
Quelli che al telefono non passano mai, e sono quasi tutti verificabili in una settimana.
- Quanto costa davvero un mese di vita nella città in cui torneresti, affitto compreso, con i prezzi di oggi e non con quelli che ricordi.
- Che stipendio pagano adesso, lì, per il ruolo che fai. Non quello che pagavano quando sei partito.
- Quanti mesi ti servono per rientrare in un giro di lavoro, e quanti mesi di spese hai da parte per coprirli.
- Cosa succede alla pensione fra i due paesi, alla scuola dei figli, all'assicurazione sanitaria.
Nessuna di queste voci decide al posto tuo. Servono a un'altra cosa: a farti scegliere il rientro perché lo vuoi, non perché ti eri fatto un film sui prezzi del 2014.
LO STRUMENTO: la vista dall'esterno
È la mossa che consiglio a ogni persona che vive fuori e ci sta pensando, e costa tre caffè.
Invece di chiederti come andrà a te, vai a chiedere com'è andata a loro. Trova tre persone che sono rientrate: una a cui è andata bene, una a cui è andata male, una a metà. Le prime due sono facili da trovare, la terza è quella che ti serve di più.
Poi fai a tutte e tre le stesse tre domande. Com'è una giornata normale, adesso? Cosa avresti voluto sapere prima? Cosa ti è costato, che nessuno ti aveva detto?
La versione da cinque minuti. Manda un messaggio a una persona sola, quella a cui è andata a metà, e chiedile solo la terza domanda. La risposta che ti arriva vale più di un mese passato a immaginare.
Il giro completo, con la pagina dei fatti e gli strumenti da compilare, sta nel Quaderno del Bivio, l'area privata che si apre col codice stampato nel libro «Resto o Vado?», dove questa telefonata di novembre è raccontata per intero.
Domande frequenti
Come faccio a capire se voglio tornare in Italia o è solo nostalgia?
Con il tempo e con i fatti. Scrivi il desiderio in una riga, con la data, e aspetta tre notti senza fare niente: è il test delle 72 ore. Quello che dopo tre giorni è ancora lì va preso sul serio. Quello che è evaporato era una domenica sera storta o una telefonata a casa arrivata nel momento sbagliato.
La nostalgia è un dato affidabile?
È una testimone, non una prova. La memoria non registra come una telecamera, monta come un regista: taglia i graffi e alza i colori. Quello che ti ricordi è successo davvero, ma è un fotogramma e non il film. Ascoltala pure, e non firmare niente sulla sua parola.
Cosa devo verificare prima di rientrare in Italia?
Le cose che nessuno racconta al telefono. Quanto costa davvero la vita nella città in cui torneresti, che stipendio pagano oggi per il tuo ruolo lì, quanti mesi ti servirebbero per rientrare in un giro di lavoro, cosa succede alla tua pensione e alla scuola dei figli. Sono tutte cose verificabili in una settimana, e quasi nessuno le verifica prima di decidere.
Come parlo con chi l'ha già fatto?
Cercane tre, non uno: una persona a cui è andata bene, una a cui è andata male, una a metà. Poi tre domande uguali per tutti. Com'è una giornata normale? Cosa avresti voluto sapere prima? Cosa ti è costato, che nessuno ti aveva detto? È la vista dall'esterno, e vale più di mesi passati a immaginare.
Se vivi in Germania e questa storia ti suona familiare, il 20 settembre porto «Resto o Vado?» dal vivo a Heidelberg: i posti sono esauriti, ma c'è la lista d'attesa. E se preferisci leggere in tedesco, la pagina in tedesco è qui.
Quel lampione arancione lo vedo ancora dalla finestra, ogni novembre. Adesso però, quando squilla il telefono e sento le sedie che si spostano, so cosa sto guardando. Un fotogramma bellissimo di un film che ho già visto tutto.
Tre notti, prima di comprare qualsiasi biglietto.